Salve, mi chiamo: Graziella, ma per gli amici Grizia.
Pensi che mi si adatti meglio la TV? Io non credo, e anche se non sono esperta in computer, ci voglio provare per divertirmi nello scrivere ciò che mi va...
Inizio il mio viaggio nella rete con il racconto “Nella”.
prima parte.
NELLA
Le Carra, all’epoca di questa storia, erano una manciata di case inserite nella via che dalla campagna conduceva in città, un piccolo tratto di strada molto vicino alla porta ovest delle antiche mura, distrutte quando la città fu eletta capitale d'Italia.
In una di queste case, nel settembre del 1890 venne al mondo ” Nella”, ultima di quattro figli, due maschi e due femmine.
Suo padre, operaio delle ferrovie, con l’onesto stipendio poteva garantire ai suoi cari di condurre una vita senza sfarsi, ma decorosa. Nella si allontanava dal rione raramente.
Tutti gli anni, il Giovedì Santo, sua madre amante delle tradizioni, conduceva i figli a fare il giro delle sette chiese nel centro della città. Era una bell’occasione, sia per onorare il rito religioso, ammirare le chiese ricche d’opere d’arte e imparare a conoscere le vie del centro.
La giovanetta aveva da poco compiuto i quattordici anni e la sua figura, da sempre grassoccia, si era aggraziata, i chili in più se n’erano andati all’improvviso rivelando insinuanti forme.
Il volto dall’ovale perfetto, illuminato dagli occhi grandi e azzurri come il cielo quando e sgombro di nuvole. I lunghi capelli, neri e ricci, le scendevano fino alla vita, intrecciati in una treccia, ma riccioli ribelli sfuggivano all’intreccio e le adornavano il volto. La giovanetta infondeva simpatia per la sua gaiezza, aveva sempre pronto il sorriso che la rendeva amabile a tutti, sia ai giovani, sia agli anziani. Quel giorno, Nella, dopo il frugale pasto di mezzogiorno consumato con sua madre, il resto della famiglia era al lavoro, e dopo averla aiutata a riordinare la cucina aveva fretta di recarsi a casa delle cugine per trascorrere il pomeriggio. Prima di uscire andò in camera da letto, si ravviò i capelli, aprì il cassetto del comò e da una scatola estrasse un nastro di raso celeste che annodò con cura alla treccia. Ammirò la sua esile figura riflessa nello specchio dell’armadio, compiaciuta si cinse la vita con le mani e fece una piroetta, l’ampia sottana del vestito di flanella le sfiorava le caviglie, nel rigirarsi la gonna si allargò mostrando le slanciate gambe avvolte nelle pesanti calze di lana, lembi di trina del sottabito le sfioravano mettendole in evidenza. Nella giravolta il suo vitino apparve ancora più esile. Soddisfatta prese lo scialle, che pendeva attaccato dietro alla porta, lo gettò sulle spalle avvolgendosi e, dopo aver lanciata un’ultima occhiata allo specchio, uscì dalla stanza felice. Salutò la mamma e si precipitò giù dalle scale canticchiando.
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Ciao Grizia

1 Commenti:
Ho letto e credo sia opportuno che tu continui il racconto
arco
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