In Tiraacampà romba il motore della cordata tiracampanese...
Ma a l’astuto Pernacchioni gli gira l’elica per colpa degli stranieri che vorrebbero scendere in campo al fianco dei capitani coraggiosi da lui tanto amati. Non è solo questo che ha tolto il sorriso e fatto perdere l’appetito all’astuto uomo politico. La lettera del Veltro, con l’invito per la riuscita dell’operazione good company ad aprire agli stranieri, lo ha mandato in bestia. Fortunatamente, per lui, i tiracampanesi continuano a baciare la terra dov’egli levità. Assicurandolo che piuttosto di vivere in un paese dove scendono in campo: tassisti, avvocati, farmacisti e notai, preferiscono rinunciare al latte, pasta e pane, ma pagare la bad company e il prossimo inverno riscaldarsi a fiato.
Rassicurato dall’affetto dei suoi fedeli sudditi, il leader ha ripreso a ridere e a mangiare più di prima. Intanto si prepara a volare in Cicilia nel ruolo a lui consono di gran “scopatore”, dov’è atteso da cumuli di sudicio. Approderà sulla città che per anni è stata guidata dal suo medico personale, il noto dottor Scarfagnini. L’illustre paziente tiracampanese, chiamato al capezzale del territorio urbano è atteso da centinaia di paparazzi pronti ad immortalarlo, ramazza in mano, intento a scopare.
E così, ora che sono spariti i sinistroidi, tutto va bene in Tiraacampà. I precari godono, pensionati e stipendiati pure, i soldati pattugliano le vie del paese, i fannulloni spariti, estinte le lucciole, zingari ed extracomunitari a rischio!…
E il popolo tiracampanese?… Come prima, meglio di prima, tira a campà!…

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