giovedì 10 maggio 2007

Oggi ho deciso di continuare la seconda puntata del racconto "Nella"

-----------------------------------------------------------------------------------------
L’abitazione di Nella era al primo piano, all'interno di una spaziosa corte.
A pochi passi da dov’era l’ingresso al cortile, vivevano Rina e Dora, cugine preferite di Nella, ed anch’esse, nate nel 1890.
Le due sorelle, ambedue nate nello stesso anno, si somigliavano talmente tanto d’apparire gemelle, ma in realtà non lo erano. La maggiore era Dora, venuta al mondo nel gennaio del 1890, subito dopo il giorno dell’Epifania. Rina invece, aveva fatto ingresso nella vita la vigilia di Natale dello stesso anno.
Ambedue alte e slanciate, dal fisico ancora acerbo, ma che già rivelava la loro bellezza. Legavano i capelli, lunghi e scuri, con nastri di raso colorati che conservavano gelosamente tra i loro gingilli. Entrambe avevano un portamento aristocratico, una sorta di dono di natura, e benché indossassero abiti di poco pregio, figuravano ed apparivano sempre eleganti.
Nella era una bella ragazza, ma non aveva il loro portamento.
Le giovani, cresciute nello stesso rione, si volevano molto bene, in inverno, trascorrevano insieme i pomeriggi, talvolta a casa di Dora e Rina, altre volte, erano le due sorelle che si recavano nell’abitazione della cugina. Le tre amiche, sapevano fare molte cose, erano abili nel ricamo, nel fare l’uncinetto e con l’aiuto della loro mamma, quando si presentava l’occasione di ricavare da un vecchio abito un corpetto o una gonna, sapevano cucire, così quel vecchio abito, riadattato alle loro esili figure, con l’aggiunta di un pizzo o di un nastro di velluto, recuperato precedentemente da un altro indumento ormai inutilizzabile, appariva come nuovo. In ogni casa, anche di coloro che erano benestanti, non si buttava via nulla, tutto era conservato con cura per quando se ne presentasse l’occasione. Riponevano: trine, bottoni di madreperla simili a perle, fibbie, fiori di seta, nastri colorati e altre preziose guarnizioni, in scatole di cartone dov’era stato conservato il borotalco e che ancora n’emanava il profumo.
Le ragazze avevano imparato l’uncinetto da piccole, dalle loro nonne, il ricamo invece erano state le suore ad insegnarglielo ed ora che avevano quattordici anni si ricamavano il corredo con le proprie mani. Le loro mamme, Vittoria ed Eugenia, erano sorelle e quando riuscivano a raggranellare un po’ di danaro compravano alcuni metri di ghinea o pelle d’uovo per fare alle figlie il corredo. A volte, con i pochi soldi risparmiati erano riuscite a comprare alle figlie persino del tessuto di misto lino, ma non appena le si fosse presentata l’occasione, avrebbero acquistato l’occorrente per fare il completo nuziale in puro lino.
Lavorare era un buon passatempo per trascorrere i lunghi pomeriggi d’inverno. Con l’ago torto riuscivano a fare bellissimi merletti che conservavano, in attesa di attaccarli ai lenzuoli od agli asciugamani del corredo, nelle odorose scatole dai coperchi decorati con tralci di fiori, od immagini di giovani fanciulle che allietavano lo spirito e impreziosivano ancor di più ciò che era conservato al loro interno.
Tra loro gareggiavano a chi riusciva a fare le trine più belle, ma di solito era Rina la più brava. Aveva un talento naturale di creare con l’uncinetto nuovi motivi: greche, rami fioriti, ventagli traforati, splendidi merletti che uscivano con disinvoltura dalle sue piccole e affusolate dita.
Da bambina, le amiche erano invidiose della sua bravura ed allora
succedeva spesso che iniziassero i litigi perché non riuscivano anch’esse a fare le piccole cuffie, o scialli per le loro bambole. Avrebbero voluto che Rina facesse cuffiette e mantelline anche per le loro pupattole di pezza, ma Rina lavorava solo per la propria e allora accadeva frequentemente che si scatenassero liti. La scatola di cartone con dentro il corredo per la bambola, che Rina custodiva gelosamente, era scaraventata per aria da l’amica indispettita. La lite terminava spesso con tirate di capelli e promesse di non guardarsi più. Ma ciò non accadeva mai, dopo il litigio non trascorreva neppure un’ora che la rappacificazione era già fatta.
Tutto questo ormai era cosa passata, Rina insegnava volentieri alle amiche i nuovi lavori che realizzava.
---------------------------------------------------------------------------------------------























0 Commenti:

Posta un commento

Iscriviti a Commenti sul post [Atom]

<< Home page