< I piccoli carbonai >
Tanto tempo fa , viveva a Firenze una famigliola: babbo, mamma, e quattro figli: Gina, Fosco, Brunina e Bruno. Il babbo era un apprezzato stipettaio e con il suo lavoro manteneva decorosamente la famiglia, amava molto i bambini ed era intenzionato a farne dodici, ma ahimè! A quei tempi era facile ammalarsi. Aveva solo ventitre anni quando il giovane si ammalò di tisi fulminante. Morì in breve tempo. Le disgrazie non finirono lì. In tre mesi, con lui se ne andarono anche Brunina e il piccolo Bruno. Rina, la giovane moglie, restò con Gina di cinque e Fosco di quattro anni. Ad ella non restò altro da fare che ritornare a vivere in casa di sua madre Vittoria. Per mantenere la famiglia, Rina andò a lavorare alla cartiera Cini. Tutte le mattine percorreva a piedi la distanza che da via Del Ponte alle Mosse portava a via Arnolfo. S’incamminava di buon ora per giungere in tempo al lavoro. Gina e Fosco, nei tempi in cui la miseria si tagliava a fette, si ritrovarono a fare i carbonai! La strada dove abitavano, nel tratto che da via V. Bellini porta a via B. Marcello era soprannominata "le Carra". Lì vivevano molte famiglie povere, era un po' come dire S. Frediano o Borgo Allegri. Ai tempi di questa storia, la ferrovia passava dove ora c'è via B. Marcello, traversava con un alto ponte di ferro, via Ponte alle Mosse, continuava poi verso Porta al Prato o dove ora c'è via Paesiello. Le macchine dei treni, che a quel tempo erano a vapore, andavano là a svuotare le caldaie dai rosticci che rimanevano nei bruciatori. Questi spurghi venivano buttati lungo la scarpata di fianco alle rotaie, dove poi, i ragazzi, poveri, delle Carra andavano a rovistare fra i rosticci, raccattando il carbone che era ancora buono. Questo era vietato dalle ferrovie! I ferrovieri addetti allo scarico, fungevano anche da guardiani, controllando che i ragazzi non andassero a raccattare il carbone. Credo che il divieto fosse per proteggerli dal pericolo delle vaporiere che scaricavano gli spurghi lungo il pendio.
Quella mattina, alle Carra giunse la voce che avevano appena svuotato alcune macchine a vapore. Gina, Fosco ed altri ragazzi, muniti di sacchi, corsero lungo la ferrovia a raccogliere il carbone. Erano intenti a scegliere fra i rosticci i pezzi di carbone ancora buono, quando ad un tratto, Fosco vide arrivare i due guardiani. Uno di loro aveva un difetto ad un occhio, ed i ragazzi lo chiamavano " Occhiolino." Correva voce tra i ragazzini che Occhiolino fosse molto cattivo ed agguerrito contro di loro. Fosco, quando lo vide gridò:
<
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E " Occhiolino":
<<>> E poi in tono minaccioso gli disse:
<<>>
Fosco che aveva circa sette, otto anni, era impaurito, appena sentì dire " ritira la parola", scoppiò in un dirotto pianto e disperandosi diceva:
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E piangeva, piangeva,... Allora sì che i due ferrovieri gli dicevano:
<<>>
E Fosco sempre più disperato rispondeva:
<<>>
Evidentemente i due guardiani si divertivano a quella scena, perché continuarono per un bel po' di tempo a chiedergli la stessa cosa, mentre il treno andava su e giù lungo la ferrovia.
Fosco piangeva, piangeva sempre di più, quando, all'ennesima: ritira la parola! Fosco, illuminato, alzò gli occhi pieni di lacrime al cielo e disse gridando:
<<>>
A quel punto i due ferrovieri scoppiarono in una fragorosa risata dicendogli:
<<>> Con grande stupore, Fosco si vide riempire il sacco di carbone tra risate e pacche amichevoli sulle piccole spalle. Non appena la locomotiva giunse nel punto in cui lo avevano acchiappato, i ferrovieri fermarono la machina e aiutarono a scendere il ragazzo che stupito e incredulo per la ricca ricompensa, se ne tornò a casa felice.

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