Il cuscino
Adagiato su un letto immacolato e ricco di ricami, un cuscino agghindato di trine, non finiva mai di lamentarsi. Continuamente ripeteva:
-Oh povero me, come sono sfortunato, che oppressione, che fatica! Povero me!- poi, rivolgendosi alla vecchia pendola appesa alla parete, chiedeva- Che ora è? Quanto manca alle 10 ? E se l’ora era distante si acchetava per un po’, ma dopo il tramonto, con voce trepidante gridava:
- Non ne posso più, eccola, eccola, sta arrivando!...- E così via fintanto che, alle ventidue, o giù di lì, la porta della stanza si apriva ed entrava una bella signora che si sedeva sul letto e con calma si toglieva i suntuosi abiti e indossava una camicia da notte ricamata e spumeggiante di gale. Poi, a passi lenti ed aggraziati, la giovane si sedeva di fronte allo specchio del comò, scioglieva i lunghi capelli, li spazzolava con cura e ci posava su la cuffia da notte. Dopodiché s’infilava nel candido letto, appoggiava la testa sul bianco cuscino e beatamente si addormentava. All’istante il cuscino urlava:
- Ahi, ahi che dolore! Sono tutto spiaccicato, oh che peso, che tormento, non riesco a respirare,... ahi, ahi!... - Per tutta la notte quella solfa. Al mattino, quando la signora scendeva dal letto, egli tirava un sospiro di sollievo dicendo:
- Oh... finalmente, mi sento riavere,... non ne potevo più!- Ma dopo un po’, in attesa della sera, riprendeva a lamentarsi per tutto il giorno.
Anche quella sera, come tutti gli altri giorni, la signora appoggiò la testa sul cuscino e si addormentò profondamente. Il cuscino aveva appena ricominciato a lamentarsi quando l’antico comodino che era accanto al letto, stanco di sentire i suoi lamenti, sbottò:
- Ma cos’hai da lamentarti, allora che dovrei dire io? Sono qua da tanti anni, pieno di malanni, con tanti tarli che mi rosicchiano da cima a fondo! Non vedi come sono ridotto? Un colabrodo son diventato.- Sul comodino posato vicino ad un taccuino avvolto di raso rosa, era sdraiata una matita, che udito i lamenti dei due disse:
-Ma non vi pare un po’ di esagerare? Io sono qua solo da un mese e presto nel cestino finirò! Lei mi prende, scrive un po’ e poi, per appuntirmi, m’infila dentro un cono, mi gira e mi rigira e gira ancora,...oh che dolore, che tortura. Mi sbuccia fino alla grafite, e io mi accorcio. A pezzi lei mi taglia! Ormai son diventata un mozzicone e lei continua ancora ad appuntirmi finché sarò finita!... - e rivolgendosi al cuscino - Vorrei essere te, un po’ schiacciato sì, ma ben tenuto e sempre addobbato con fiocchi e merletti! - Il cuscino, a sentire le storie dei suoi vicini, diventò serio e pensieroso. Si vergognò di essersi lamentato e da quel giorno non si lamentò più!

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