I bamboccioni di casa nostra
Dopo aver trascorso tanti anni in famiglia il mio bamboccione ha lasciato il tetto natio e si è trasferito nella sua capanna. Direi una bugia se dicessi che non ne sento la mancanza. In passato quando gli anni non mi pesavano ancora, sentivo il bisogno di riprendermi la vita. I figli erano grandi e avrebbero potuto andare a vivere per conto loro. Ma le circostanze glielo hanno impedito. Dopo la laurea il master, poi la ricerca di un lavoro sfociato con quell’occupazione dall’altisonante inquadratura, “ direttore di centri commerciali sul territorio”, lontano l’uno dall’altro chilometri. Con orari impossibili, telefonino acceso anche di notte per le urgenze. Niente ferie, tredicesima, malattia, liquidazione di fine rapporto e con un mensile di poco più di mille euro. Dopo la lunga esperienza, senza sbocco, decise di attaccare la laurea al chiodo ed andare a svolgere un lavoro a cui poteva esserci andato a sedici anni senza perdere tempo con lo studio. A quest’ora avrebbe maturato venti anni di contributi e andare in pensione ad un’età accettabile. Invece chissà fino a che età dovrà lavorare per godere del giusto diritto, ma questa è un’altra storia,
Durante questi anni se avessimo avuto la possibilità per aiutarlo lo avremmo fatto volentieri. Ritengo giusto che un giovane deve avere la possibilità di vivere la sua vita fuori dalle mura domestiche. Spesso ho riflettuto che se durante la nostra convivenza fosse accaduto qualche cosa di brutto a noi genitori, egli avrebbe potuto anche privarsi di andare via da casa per non abbandonare uno di noi. Fortunatamente ciò non è accaduto ed io sono molto contenta che sia riuscito ad andare a vivere per conto proprio anche se sento la mancanza del mio bamboccione.

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