I dissidenti accettano il dialogo.
Uno dei due ammiragli di Pernacchioni ha fatto patti con il nemico Feltroni. Difatti, Mussofini si è recato, per rifarsi la faccia, a parlamentare con il leader del nuovo partito a lui avverso. Mentre Chiesini accusa l’ex padrone di aver fatto leggi a proprio favore durante i cinque anni di governo, dimentico che anch’egli ne faceva parte.
Per il momento i due alleati sputano veleno addosso all’ex boss, ma non risparmiano di gettare sterco sull’odiato governo Brodi.
Il factotum Pernacchioni che fa e disfà a suo piacimento, per il momento è smarcato, ma confida nella sua genialità per riprendersi potere e prestigio. Dopo aver paragonato ad un ectoplasma la Bicocca della libertà ha deciso di studiare l’astrologia per non errare le future previsioni. Difatti la maga Verdeluna non fa più parte del suo staff e lui continua a fare bagni di folla di cui quotidianamente necessita. .
Il direttivo del paese, sempre in bilico, causa dissensi interni alla stessa maggioranza, costringe il povero prode Brodi a fare il funambolo e tiene il popolo sinistroide con il fiato sospeso ogniqualvolta il governo deve legiferare.
I destroidi, attualmente divisi tra gli ex ammiragli e l’astuto Pernacchioni, attendono la riappacificazione della coalizione per tornare al comando.
I tiracampanesi assistono al teatrino della politica, sapendo bene che le sceneggiate servono solo a coloro che sono sulla scena per raggirare il popolo (una volta si diceva: il popolo ignorante e ciuco).
Mentre tutto ciò accade, in Tiraacampà si attende il faccia a faccia tra Feltroni e l’astuto capo dell’opposizione. I sinistroidi temono l’astuzia di Pernacchioni che riesca, come già fece con Velalema, a raggirare anche l’interlocutore di turno.
Il prode Brodi si da un gran d’affare per mantenere unita la coalizione e confida nel buonsenso del direttivo per continuare a campà

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