sabato 1 dicembre 2007

L'eclissi

L’Eclissi


All’inizio dei tempi, quali tempi?
I tempi non hanno
tempo.
Infatti, il venerabile Vecchio viveva da sempre nel suo sconfinato regno, trascorreva il tempo a mettere in ordine il Cosmo, accantonando tutto ciò che ingombrava.
Il suo passatempo era accendere le stelle!
Aveva iniziato alcuni milioni d'anni fa accendendone una.
Accadde che, per dissolvere nello spazio una nuvola di polvere cosmica, ne tirò fuori una manciata e ci soffiò sopra con ardore.
All’istante la polvere si accese di luce intensa e illuminò una piccola porzione di cielo, s’incantò ad ammirarla, successivamente decise di lanciarla nello spazio.
La scagliò con vigore, la mistura ardente volò in alto nel cielo e lassù restò.
Compiaciuto, la chiamò Stella, è da quel tempo che le accende, una più lucente dell’altra.
Una volta, mentre era intento a dar vita ad una stella più luccicante delle precedenti, allargò le sue poderose braccia radunando intorno a sé un’enorme quantità di pulviscolo cosmico, lo compresse, premendolo con le mani in modo che restasse unito, impiegò molto tempo a far si che la catasta di polvere spaziale restasse compatta.
Dopo aver finito di ammassare, alzando le braccia, s'allontanò dalla massa e soffiò con impetuosità sull’enorme montagna che al contatto dell’alito Divino divampò... trasformandosi in una stella più grande e luminosa delle precedenti.
Allora per giorni e giorni si divertì a darle palpito fino a farla divenire una gigantesca sfera infocata.
Quando la stella ebbe raggiunto la dimensione a Lui gradita, la lanciò con impeto lontano da sé, collocandola in un punto dell’infinito.
L’enorme Stella rischiarò dalle tenebre uno spicchio di firmamento.
Al Venerabile Vecchio piacque quella Stella luminosa, alla sua luce tutte le altre scomparvero, per distinguerla la chiamò Sole.
Intorno all’Astro splendeva la luce.
Alla luce del Sole, notò un enorme masso sferico, subito ideò di metterlo in moto, svelto, si arrampicò su un’irta scalinata di nuvole e da lassù lo lambì con un dito, caricato da un’invisibile molla, all’istante il globo iniziò a girare vorticosamente su se stesso, danzando intorno al Sole.
Divertito, raccolse altri sassi e mise anch’essi in moto.
Ci volle del tempo perché il movimento del masso, che chiamò Terra, divenisse armonico con gli altri, tutto doveva girare alla perfezione intorno all’Astro radioso e alla giusta distanza. Per accordare l’armonia del tutto, il Venerabile aguzzò l’ingegno facendo varie prove, poi si sedette sulla Terra e si accorse così che il calore era rovente, quindi soffiò sull’Astro incandescente allontanandolo, ma si allontanò troppo e il gelo arrivò.
Riprovò ancora, infine, quando gli parve che il calore fosse piacevole, ritornò in vetta ad una nuvola ad ammirare il suo operato e per lungo tempo restò affacciato a godersi quell’astruso Arcano.
Era solito, in cerca d’idee, sgranchirsi le gambe lungo i sentieri del cielo ed ecco che vide accantonata in un angolo una sfera argentea, curioso, gli girò intorno, era tanto bella che non se la lasciò sfuggire. Ispirato, la rotolò in avanti e la posò accanto alla Terra poi inebriato la sfiorò con l’indice e subito l’invisibile meccanismo si attivò! La sfera argentata, come una trottola, iniziò a girare su se stessa ballando intorno alla Terra.
Nel movimento s'alternavano luci ed ombre. Nel buio l’argentea sfera, che chiamò Luna, s’accese! Splendendo nell’oscurità del cielo.
Appagato, il venerabile vecchio sprofondò in una nuvola e incantato, restò a lungo a contemplare il misterioso congegno scaturito dal suo genio. Osservando quel complesso gioco si commosse, copiose lacrime scivolarono sulle guance del Venerabile e caddero sulla Terra formando un’immensa distesa d’acqua che ricoprì gran parte della sua superficie.
Di giorno, l’acqua baciata dal Sole scintillava, di notte, la Luna incoronata di stelle, vanesia si specchiava!
La Luna, attratta dall’Astro infocato, desiderava avvicinarsi a lui, ma un invisibile catena la legava alla terra costringendola a girarle intorno.
Si consumava, malata d’amore impallidiva man mano che il tempo passava, il suo riflesso argenteo era ormai un ricordo.
Il Venerabile per lungo tempo girò e rigirò intorno all’astro argentato, assistendo impotente al suo pallore, si lambiccava per trovare la causa di quella sciagura.
Sgomento di non vederla splendere nella notte pensava di sostituirla prima che si spegnesse del tutto, allorché udì una voce che implorava:
<<>> Abituato da sempre al silenzio, trasalì al richiamo, nessuno ancora l’aveva invocato, la Luna fu la prima a farlo.
<<>>
Il venerabile Vecchio, stupito dell’insolita richiesta, corrugò la fronte preoccupato, ma capì la ragione di quel pallore e rifletté a lungo sul da farsi per accontentarla, in modo che essa ritornasse a splendere luminosa.
Si rese conto che se avesse avvicinato la Luna al Sole, la
Terra non avrebbe beneficiato della luce argentata che la Luna rifletteva su di lei quando l’Astro incandescente era dall’altra parte dell’emisfero.
Intanto la Luna, innamorata del Sole, accorata implorava di appagarla, Lo supplicava di aiutarla e piangeva!...
Il Vecchio, abituato da sempre a tacere, indugiava a risponderle, ma infine, turbato dal pianto, si decise e le parlò:
<<>>
Detto ciò, sfiorò lievemente la Terra spingendola un po’ più in là, quel tanto che bastò per far avvenire l’incontro!
Volteggiando la Luna s’imbatté nel Sole e lo poté baciare.
Furono attimi intensi.
La Terra si oscurò!
Per non bruciarsi in quella stretta di fuoco, danzando, la Luna scivolò via,... ma già pensava al prossimo incontro!
Intanto sulla Terra ritornò la luce e nella notte la Luna tornò a splendere regina!
Infervorato, Il Venerabile decise di trasmigrare in un lontano punto del suo sconfinato regno a dare origine a nuovi Astri e ideare strabilianti giochi di luci e colori.
Ma prima di allontanarsi definitivamente in groppa ad una cometa, catturò dalla sua scia una manciata di cristalli di ghiaccio, estrasse alcuni semi vitali dalle sue tasche e li mischiò dentro le poderose mani, s’arrampicò fino al disopra del tutto e con impeto le separò: sparpagliando la mistura sulla Terra.
Dopo aver seminato, non aspettò il raccolto: se n'andò!
Oltrepassò l’Arcobaleno e giunse dall’altro capo dell’Infinito ad iniziare inedite e fantasmagoriche Creazioni.

grizia

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