sabato 29 dicembre 2007

In Tiraacampà avviene che...

L’immane cumulo d’immondizia brucia e fino ad ora nessun rimedio è stato trovato, ma grazie al Dinosaurino la salvezza sta arrivando. Difatti la dieta liquida assunta dall’esimio giornalista ha prodotto un abbondante pisciata che ha dato origine ad un vasto lago d’urina. Il male odorante liquido al contatto dei raggi solari è immediatamente andato in ebollizione, evaporandosi esso ha formato una grossa nuvola, giallo paglierino, che con il suggerimento dell’illustre scienziato dagli occhi oblunghi, il Dinosaurino con un potente soffio, non solo di bocca, ha messo in moto. La nube carica del pregiato liquido si è immediatamente diretta verso il martoriato sud del paese dov’è attesa con fiducia.
A frenare le aspettative delle genti è intervenuto un comunicato stampa dell’attuale direttivo che dai microfoni divulgava ciò che celebri studiosi hanno analizzato. Lo staff al completo dei meteorologi, studiando le correnti d’aria prevedono l’arrivo del liquido nella notte dell’ultimo dell’anno. Illustri chimici tiracampanesi, analizzandone una goccia, presumono che il cadere al suolo del liquido non solo spegnerà il pattume che brucia, ma ogni goccia scaturirà un botto che a catena si diffonderà su tutto il territorio del paese. Le autorità suggeriscono alla popolazione di tapparsi le orecchie per evitare la sordità.
La buona novella tira su il morale ai tiracampanesi. Altri temono per l’udito.
L’opposizione con a capo l’astuto e ricco Pernacchioni attende che il fatto si compia e già c’è tra di loro chi è intenzionato ad assumere la dieta liquida del Dinosaurino per far esplodere l’odiato Brodi nel caso che il governo dovesse per loro disgrazia durare.
Nel frattempo, Modini il ricattatore dice a Brodi: “O fai in toto come io e i miei due spelacchiati gatti vogliamo, o ti faremo cadere! “
L’opposizione esulta!
I sinistroidi per il momento attendono la sera di S Sivestro per darsi ai bagordi rimandando il problema all’anno nuovo.
Il povero prode Brodi non ha il tempo per svagarsi, ma spera di farcela e benché assediato tira a campà! Piripipì… piripipì pàpà…

PS. Oggi sono cinque mesi che il mio caro Teo se n’è andato

giovedì 27 dicembre 2007

Udite, udite...

In Tiraacampà brucia l’immondizia, ma un insigne scienziato, dagli occhi oblunghi ha scoperto che nelle eco-balle non c’è comune spazzatura, ma solo le “balle” che l’astuto Pernacchioni ha raccontato al popolo tiracampanese.
Il fatto opacizza il dramma in cui si trova il paese dopo che Modini, capo di uno sparuto partitucolo, ha sferzato dai microfoni della radio di stato il colpo mortale al governo Brodi, di cui esso stesso fa parte. Il machiavellico politico ha affermato che il leader dell’attuale establishment è ostaggio delle sinistre estreme e causa del declino del paese. Egli auspica un direttivo dalle larghe intese in cui lui stesso abbia la possibilità di tramenare nei mali oscuri che gravitano in Tiraacampà.
“Questo governo ha rovinato il paese” sbraita l’opposizione, ritornello sciorinato quotidianamente dai canali delle tv sin dal primo giorno dell’insediamento dell’attuale direttivo. Esultano le giacche nere, le camice verdi e le tuniche bianche.
I sinistroidi che pensavano di trascorrere le feste in pace lontano dalle beghe della politica, sono ripiombati nell’apprensione di rivedere presto, anzi prestissimo, l’astuto Pernacchioni e i suoi baciapiedi governare Tiraacampà.
I destroidi, dopo le mancate spallate, fanno le corna e per scaramanzia tacciono.
Il popolo tiracampanese si strappa i capelli e morde le unghie pensando ai politici tronfi, grassi ed immorali che in nome del popolo fanno i propri interessi.
L’astuto e ricco Pernacchioni gongola sicuro di essere lui ad orchestrare il paese e ieri, dopo che Cicchetto lo ha informato delle dichiarazioni di Modini, è corso nuovamente dalla maga Verdeluna. La maga gli ha baciato i piedi, e non solo quelli, assicurandolo dell’imminente incoronazione.
Il prode Brodi sguazza nel mare di cacca che giorno dopo giorno i suoi alleati scaricano sul direttivo. Nella conferenza stampa ha ostentato sicurezza, ma l’uomo mostrava evidenti segni di cedimento. Alla domanda sul conflitto d’interesse ha risposto che lui ci ha provato, però per il momento non ci è riuscito. Comunque, anche se ciondola, per ora resta in piedi e tira a campà.

mercoledì 26 dicembre 2007

Anche questo Natale se ne è andato, con se ha portato via lo scambio dei doni, la felicità dei nostri bimbi allo svolgere dei pacchi che in ogni casa del nostro paese abbondavano, la gioia di un augurio giunto inaspettato, un regalo desiderato, la solitudine degli anziani, il preoccupazione di chi non ha un futuro, la povertà di tante famiglie, la tristezza di un lutto, la solitudine di un immigrato lontano da casa, le parole di pace e tante altre situazioni dimenticate. Io l’ho trascorso in serenità. La vigilia siamo andati a casa di mia figlia dove ci aspettavano i nipotini. Dopo cena abbiamo atteso l’arrivo di Babbo Natale che, annunciato dal suono della campanella, è giunto. I bimbi quando hanno udito il suono si sono ammutoliti. Eva ed io siamo corse alla finestra e abbiamo fatto appena in tempo a scostare la tenda e scorgere la slitta trainata dalle renne che si allontanava (così abbiamo detto ai bimbi). Mio genero, che si era rifugiato in bagno a suonare la campanella, e tornato tra noi dicendo che ha sentito rumori dietro alla porta, seguito da Lapo e Sasha ha aperto la porta e… meraviglia, Babbo Natale aveva lasciato i doni. È stata una piacevole serata.
Il giorno di Natale sono venuti a casa nostra, abbiamo pranzato bene, ma non esagerato. Sotto l’albero i bimbi hanno trovato ancora doni, che se pur di poco conto sono stati graditi. A Sasha piacciono molto i giuochi, ha portato con se il gioco dell’oca e dopo pranzo ci siamo divertiti. Lapo e arrivato con la spada di plastica color oro che ha gradito più di ogni altra cosa. I regali che ci siamo scambiati noi grandi sono state tutte cose utili. Ad Eva avevo chiesto mutande e oltre a quelle mi ha regalato dei caldi calzini e una bella scatola piena di cose da mangiare che io non volevo per non farla spendere. Dario mi ha regalato una pianta di ciclamino e una me l'ha portato Cristiano la mattina di Natale.
Il mio Natale come già ho detto è trascorso in serenità, ma velato di malinconia, una situazione per me inconsueta e forse dovuta a l’assenza di Teo. So che può apparire assurdo che dopo cinque mesi ancora senta la sua mancanza, ma siamo fatti di sentimenti e vivere tanti anni al contatto di una bestiola quando poi se ne va ne senti la mancanza. Mi rendo conto che il mio attaccamento era esagerato, a volte mi chiedo il perché e oso pensare che sorse c’eravamo incontrati in una vita precedente, ma questa è solo una giustificazione al mio rammarico di non averlo più.

domenica 23 dicembre 2007

Pronto chi parla?...

Nonostante che la telefonata tra Saccò e Pernacchioni sia venuta alla luce del popolo tiracampanese, l’astuto uomo politico mantiene la grinta. Durante i suoi giornalieri comizi imbonisce le genti, si difende a tutto campo, sbraita contro i giudici e avversari politici, promette mari e monti alla folla osannante che da ogni dove giunge a frotte per immortalarlo sui telefonini. Ma, ahimè, nel bel mezzo del comizio l’arruffa popoli è stato centrato da un uovo marcio lanciato da un contestatore. Lo statista non ha ceduto allo sconforto e com’è solito fare ha trasformato l’uovo in frittata da distribuire ai presenti che prontamente si sono rifocillati.
I politici dell’Establishment, come il solito sparpagliati, trascorreranno le feste infischiandosene dei sentimenti del loro popolo.
Chiesini, ex ammiraglio della passata maggioranza, si prepara a sedere sullo scranno del futuro governo, Bottiglione in attesa di ciò farà una scorpacciata di gelato e Mussofini si metterà in marcia verso l’ex Boss per riprendere a baciargli piedi e mani non appena cadrà l’odiato Brodi. Gli altri si daranno ai bagordi in attesa che il fatto si compia.
I sinistroidi del nobile paese finalmente sereni dopo l’approvazione della monetaria si preparano a trascorrere le festività in serenità, consci del fatto che dopo la Befana terminerà la loro agonia: il governo dell’amato Brodi finalmente cadrà e quel che sarà, sarà!..
I destroidi celebreranno le feste in pompa magna in attesa che il loro sogno si realizzi.
Il popolo di Tiraacampà, che non ne può più dei loro politici, chiedono a Babbo Natale il dono di trasformare i ” politicanti del paese in Politici “.
Il povero prode Brodi non ha il tempo per rilassarsi e durante le feste
rimuginerà un espediente per compattare la sua sgangherata maggioranza, per il momento, se pur vacillante resta in piedi e felicemente tira a campà… Din, don, dan…

giovedì 20 dicembre 2007

In scena il solito teatrino.

In Tiraacampà il teatrino della politica va avanti. Mussofini mette in scena la tombola in piazza per dileggiare l’odiato Brodi ed il suo governo.
Chiesini parla da statista per rimettere in piedi la sua ex baracca.
L’astuto Pernacchioni raduna le genti nelle piazze, denigra i giudici che lo perseguitano, incita il popolino, legge patetiche lettere al padre suo che da lassù lo veglia, rievoca la sua infanzia felice e esalta i valori in cui è cresciuto. La folla attonita applaude beata!
I politicanti del direttivo, invece di collaborare e mediare per il bene della comunità pensano solo ad accordarsi per non soccombere.
Degli altri teatranti, sia di qua che di là, è meglio tacere.
Il popolo sinistroide che tanto si accalora per difendere gli ideali, incomincia ad averne piene le tasche per come stanno andando le cose e stanco si accinge a festeggiare le magre feste.
I destroidi dopo lo scompiglio provocato dall’ex boss si sono ringalluzziti e canteranno la stessa litania “ Brodi a casa” durante le feste.
I tiracampanesi che non sanno più cosa pensare di questa politica fatta da politicanti che pensano solo a se stessi, guardano la tv e ascoltano il politico di turno che grida il solito ritornello: “ Brodi ha rovinato il paese e deve andarsene a casa! ”. Un’anziana, coraggiosa e ardita donna del popolo, dopo un lungo appostamento ha affrontato il capo dell’attuale governo intimandolo ad andarsene a casa per il bene dell’intero paese di Tiraacampà.
Ma il prode Brodi che di pazienza ne ha da vendere supera l’ostacolo e tira a campà. Tiririrì, tiririrà.

sabato 15 dicembre 2007

Dopo aver dato fiato alle trombe per negare di aver ricevuto un Avviso di garanzia, Pernacchioni parla alle folle da sotto il tendone di una sua bancarella per discolparsi dall’accusa che grava sulle sue spalle. L’astuto uomo politico afferma di avere invitato a cena otto volte alcuni Senatori della parte avversa per convincerli a voltar gabbana, ma ciò non è accaduto perché costoro sono stati pedinati e intimoriti dalle toghe rosse.
Insomma, come già fece suo fratello maggiore, mandato in missione dal padre per salvare l’umanità, anch’egli con i suoi difensori: Diociaiuti, Donabondi, Schifoni, ecc vuole sacrificarsi per salvare il popolo di Tiraacampà, chiama suoi ex ammiragli e grida al vento “ vi voglio tanto bene, tornate a me”.
I pernacchiones, unanimi, lo acclamano!
I politici tutti, per difendere la poltrona, si scagliano contro Feltroni infischiandosene del popolo tiracampanese.
I sinistroidi si battono il petto chiedendosi che peccato hanno fatto per meritarsi un simile castigo!
I destroidi, un po’ scardinati, aspettano di andare presto al voto per riconsegnarsi all’ex boss.
Il popolo di Tiraacampà, mogio, mogio, si prepara ad affrontare le festività con le tasche sgonfie.
Il povero prode Brodi stretto nel cerchio resiste e per il momento tira a campà

mercoledì 12 dicembre 2007

In Tiraacampà intrighi e veleni.
Dopo l’implosione della” Bicocca della libertà”.
Mussofini e Chiesini non danno più retta a Pernacchioni, i due gli hanno leccato i piedi e baciato le mani per tutto il periodo che sono stati al governo e ora vogliono essere liberi dal giogo che stoicamente hanno subito. Anche l’alleato Fossi sbraita e ride alludendo alla famosa spallata tanto desiderata dall’astuto e ricco Pernacchioni.
Intanto nel creativo paese di Tiraacampà non mancano le nuove aggregazioni politiche, tutto si tira in ballo: il popolo, la libertà, la democrazia, e l’arcobaleno. I tiracampanesi attendono, mosci, i nomi delle nuove unioni che ancora non hanno preso vita.
Il popolo del paese assiste a questi cambiamenti epocali convinti che ciò
“Accade perché niente cambi”.
I sinistroidi che, politicamente, soffrono ora si consolano nel vedere i destroidi sparpagliati e divisi che si grattano il capo. Solo gli adulatori dell’astuto Pernacchioni sono sicuri e convinti che il loro idolo sia: il più bello, il più ricco, il più intelligente e il più dotato di sovrumani doti atte a governare Tiraacampà.
Il povero prode Brodi, dopo che Pernigotti gli ha porto il ramoscello d’olivo a ripreso fiato e a dispetto del rivale continua a tirare a campà!

sabato 8 dicembre 2007

Io penso che ciò che accade oggi nel nostro paese è scandaloso e incomprensibile anche a noi italiani. Assistiamo giorno dopo giorno al teatrino della politica dove coloro che dovrebbero rappresentarci si preoccupano, molto spesso, dei loro interessi di partito o privilegi personali.
Ma accade anche che si può “morire mentre stai guadagnandoti la vita lavorando.” Sono rimasta molto colpita dopo l’ultimo incidente sul lavoro dove quattro operai sono morti investiti da un’ondata di olio bollente e altri tre sono in gravi condizioni.
Io penso che queste persone abbiano il diritto di essere chiamate “ Eroi."

giovedì 6 dicembre 2007

Ahi, ahi, ahi..

Dopo l’attacco di Pernigotti al direttivo, l’astuto Pernacchioni da fiato alle trombe e convoca i suoi fidi alleati nella cappella privata per un triduo al Santo patrono del giorno in cui Pernigotti sferzò l’attacco al governo Brodi.
I due ammiragli, Chiesini e Mussofini, per il momento disertano l’appello, ma c’è chi pensa che il loro rientro nei ranghi sia imminente.
Il popolo destroide acclama il boss nella spasmodica attesa di brindare alla caduta dell’attuale direttivo.
I sinistroidi, abbacchiati più che mai, tamponano la ferita inferta dall’amico nemico e già vedono la fine dell’agonia del loro amato presidente.
Il popolo tiracampanese assiste alle notizie del giorno aspettando il peggio. Tra loro c’è chi si chiede: “come mai i ministri del Tempio con il sommo Sacerdote, sempre pronti a spodestare i suoi pastori quando questi si mettono dalla parte del popolo, non si curano di personaggi come Donbozzolo che difende a spada tratta il potente, astuto e quattrinaio capo dell’opposizione?” Qualcuno replica: “ Sono i misteri della fede… Amen! “
Intanto al povero Brodi non resta altro da fare che scendere nelle catacombe di S Callisto e, da solo, meditare come compattare la sua sgangherata maggioranza per tirare a campà!

martedì 4 dicembre 2007

Ah povero prode Brodi!

Non c’è pace in terra di Tiraacampà! E’ un disastro, anche Pernigotti ha deciso di scaricare Brodi come già fece in passato.
Nel direttivo ognuno teme di essere, dall’altro, scavalcato. Fidarsi e bene, ma non fidarsi è meglio commentano i sinistroidi che ancora non hanno scordato la scottatura inflitta dall’astuto avversario politico a Velalema.
L’astuto Pernacchioni dopo la mancata spallata si è rifatto la faccia e ha cambiato gioco. Di lui si dice: tutto gli è permesso”chi ha i lalleri lallera” e lui ne ha a bizzeffe! I destroidi esultano e baciano la terra dov’egli posa il piede. Intanto in quattro e quattr’otto fa la conta delle firme sulle bancarelle e decide il nome del nuovo partito, cammina sull’ acqua e a volo d’angelo sorvola il paese per immergersi nei quotidiani bagni di folla di cui si alimenta e ne trae vigore, difatti, ride e pernacchia alla faccia del popolo ignorante e pecorone.
I due ammiragli: Casini e Mussofini, per il momento tengono duro e non ascoltano i richiami del boss. Dicono i sinistroidi: non si fidano neanche loro, figuriamoci noi e pensando all’imminente ritorno dell’arruffapopoli tremano e si grattano il capo.
Il prode Brodi nelle peste più di prima, triste commenta che la monetaria ce la farà e tira a campà.

Se è vero che l’uomo esiste quando sta vicino a Dio, perché i potenti gli stanno così lontano?

Chi siamo? Siamo corpo, anima e pensiero.
Da dove veniamo? Dalla fusione di due esseri.
Dove andiamo? Ritorniamo a far parte di un tutto dove il pensiero si addormenta.

sabato 1 dicembre 2007

L'eclissi

L’Eclissi


All’inizio dei tempi, quali tempi?
I tempi non hanno
tempo.
Infatti, il venerabile Vecchio viveva da sempre nel suo sconfinato regno, trascorreva il tempo a mettere in ordine il Cosmo, accantonando tutto ciò che ingombrava.
Il suo passatempo era accendere le stelle!
Aveva iniziato alcuni milioni d'anni fa accendendone una.
Accadde che, per dissolvere nello spazio una nuvola di polvere cosmica, ne tirò fuori una manciata e ci soffiò sopra con ardore.
All’istante la polvere si accese di luce intensa e illuminò una piccola porzione di cielo, s’incantò ad ammirarla, successivamente decise di lanciarla nello spazio.
La scagliò con vigore, la mistura ardente volò in alto nel cielo e lassù restò.
Compiaciuto, la chiamò Stella, è da quel tempo che le accende, una più lucente dell’altra.
Una volta, mentre era intento a dar vita ad una stella più luccicante delle precedenti, allargò le sue poderose braccia radunando intorno a sé un’enorme quantità di pulviscolo cosmico, lo compresse, premendolo con le mani in modo che restasse unito, impiegò molto tempo a far si che la catasta di polvere spaziale restasse compatta.
Dopo aver finito di ammassare, alzando le braccia, s'allontanò dalla massa e soffiò con impetuosità sull’enorme montagna che al contatto dell’alito Divino divampò... trasformandosi in una stella più grande e luminosa delle precedenti.
Allora per giorni e giorni si divertì a darle palpito fino a farla divenire una gigantesca sfera infocata.
Quando la stella ebbe raggiunto la dimensione a Lui gradita, la lanciò con impeto lontano da sé, collocandola in un punto dell’infinito.
L’enorme Stella rischiarò dalle tenebre uno spicchio di firmamento.
Al Venerabile Vecchio piacque quella Stella luminosa, alla sua luce tutte le altre scomparvero, per distinguerla la chiamò Sole.
Intorno all’Astro splendeva la luce.
Alla luce del Sole, notò un enorme masso sferico, subito ideò di metterlo in moto, svelto, si arrampicò su un’irta scalinata di nuvole e da lassù lo lambì con un dito, caricato da un’invisibile molla, all’istante il globo iniziò a girare vorticosamente su se stesso, danzando intorno al Sole.
Divertito, raccolse altri sassi e mise anch’essi in moto.
Ci volle del tempo perché il movimento del masso, che chiamò Terra, divenisse armonico con gli altri, tutto doveva girare alla perfezione intorno all’Astro radioso e alla giusta distanza. Per accordare l’armonia del tutto, il Venerabile aguzzò l’ingegno facendo varie prove, poi si sedette sulla Terra e si accorse così che il calore era rovente, quindi soffiò sull’Astro incandescente allontanandolo, ma si allontanò troppo e il gelo arrivò.
Riprovò ancora, infine, quando gli parve che il calore fosse piacevole, ritornò in vetta ad una nuvola ad ammirare il suo operato e per lungo tempo restò affacciato a godersi quell’astruso Arcano.
Era solito, in cerca d’idee, sgranchirsi le gambe lungo i sentieri del cielo ed ecco che vide accantonata in un angolo una sfera argentea, curioso, gli girò intorno, era tanto bella che non se la lasciò sfuggire. Ispirato, la rotolò in avanti e la posò accanto alla Terra poi inebriato la sfiorò con l’indice e subito l’invisibile meccanismo si attivò! La sfera argentata, come una trottola, iniziò a girare su se stessa ballando intorno alla Terra.
Nel movimento s'alternavano luci ed ombre. Nel buio l’argentea sfera, che chiamò Luna, s’accese! Splendendo nell’oscurità del cielo.
Appagato, il venerabile vecchio sprofondò in una nuvola e incantato, restò a lungo a contemplare il misterioso congegno scaturito dal suo genio. Osservando quel complesso gioco si commosse, copiose lacrime scivolarono sulle guance del Venerabile e caddero sulla Terra formando un’immensa distesa d’acqua che ricoprì gran parte della sua superficie.
Di giorno, l’acqua baciata dal Sole scintillava, di notte, la Luna incoronata di stelle, vanesia si specchiava!
La Luna, attratta dall’Astro infocato, desiderava avvicinarsi a lui, ma un invisibile catena la legava alla terra costringendola a girarle intorno.
Si consumava, malata d’amore impallidiva man mano che il tempo passava, il suo riflesso argenteo era ormai un ricordo.
Il Venerabile per lungo tempo girò e rigirò intorno all’astro argentato, assistendo impotente al suo pallore, si lambiccava per trovare la causa di quella sciagura.
Sgomento di non vederla splendere nella notte pensava di sostituirla prima che si spegnesse del tutto, allorché udì una voce che implorava:
<<>> Abituato da sempre al silenzio, trasalì al richiamo, nessuno ancora l’aveva invocato, la Luna fu la prima a farlo.
<<>>
Il venerabile Vecchio, stupito dell’insolita richiesta, corrugò la fronte preoccupato, ma capì la ragione di quel pallore e rifletté a lungo sul da farsi per accontentarla, in modo che essa ritornasse a splendere luminosa.
Si rese conto che se avesse avvicinato la Luna al Sole, la
Terra non avrebbe beneficiato della luce argentata che la Luna rifletteva su di lei quando l’Astro incandescente era dall’altra parte dell’emisfero.
Intanto la Luna, innamorata del Sole, accorata implorava di appagarla, Lo supplicava di aiutarla e piangeva!...
Il Vecchio, abituato da sempre a tacere, indugiava a risponderle, ma infine, turbato dal pianto, si decise e le parlò:
<<>>
Detto ciò, sfiorò lievemente la Terra spingendola un po’ più in là, quel tanto che bastò per far avvenire l’incontro!
Volteggiando la Luna s’imbatté nel Sole e lo poté baciare.
Furono attimi intensi.
La Terra si oscurò!
Per non bruciarsi in quella stretta di fuoco, danzando, la Luna scivolò via,... ma già pensava al prossimo incontro!
Intanto sulla Terra ritornò la luce e nella notte la Luna tornò a splendere regina!
Infervorato, Il Venerabile decise di trasmigrare in un lontano punto del suo sconfinato regno a dare origine a nuovi Astri e ideare strabilianti giochi di luci e colori.
Ma prima di allontanarsi definitivamente in groppa ad una cometa, catturò dalla sua scia una manciata di cristalli di ghiaccio, estrasse alcuni semi vitali dalle sue tasche e li mischiò dentro le poderose mani, s’arrampicò fino al disopra del tutto e con impeto le separò: sparpagliando la mistura sulla Terra.
Dopo aver seminato, non aspettò il raccolto: se n'andò!
Oltrepassò l’Arcobaleno e giunse dall’altro capo dell’Infinito ad iniziare inedite e fantasmagoriche Creazioni.

grizia

Avvenuto l'atteso incontro tra Feltroni e Pernacchioni.

Dopo i preliminari i due capi popolo si sono avvinghiati e a passo di tango hanno dato il via alla loro performance.
Purtroppo il fatto è temuto dai feltroniani che soffrono di geloni i quali temono l’esclusione dalla partita. Ma anche ai sinistroidi puri, l’intesa puzza e lo dimostreranno in Parlamento.
Dopo il repentino mutamento dell’astuto uomo politico avvenuto in seguito alla sua fallita previsione e per la quale aveva scomodato “fanti e Santi, il popolo sinistroide teme che il cambiamento di rotta dell’imprevedibile uomo politico sia un espediente per far cadere l’odiato Brodi e tornare a rilucere per la gioia sua e dei suoi adoratori.
Velalema, che con Pernacchioni ci rimise le penne, consiglia prudenza all’amico Feltroni!
I tiracampanesi, in tutt’altre faccende affaccendati fanno la fila per accaparrarsi i magri doni di Natale ed euforici, avviliti, beoti e sospettosi tirano a campà.
Il povero prode Brodi, dopo l’incontro dei due opposti leaders, vede nero! Si guarda alle spalle e tira a campà.